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Antonio Saporito
Antonio Saporito nei suoi lavori astratti e geometrici spesso allude al riconoscibile. Il suo linguaggio solo in apparenza
rispecchia una condizione fuori dalla realtà. Se la sua sperimentazione visiva appare improntata a un rigore
che sembra non voler lasciare spazio alla fantasia, in realtà questo artista esprime emozioni e pensieri che diventano
segni e materia. Per esempio la tecnica mista su alluminio dedicata alla città di New York, comunica una sensazione
di qualcosa che va ben oltre il puro assemblaggio geometrico; il semicerchio che allude alla luna e i rettangoli
chiari, che si stagliano contro un fondo notturno, evocano una struttura urbana di grattacieli rivissuti come l’essenza
visiva di un modello esistenziale. New York sotto la luna diventa, nell’elaborazione di questo artista, una sorta di modello
di riferimento, poiché in essa appaiono esemplarmente articolate le componenti visive che costituiscono la sua cifra
stilistica. Il richiamo alla geometria euclidea viene dunque rielaborato in chiave fantasiosa e persino ludica, soprattutto
quando si sviluppa su effetti ottici basati su punti, tagli e giochi decorativi, che appaiono ingannevoli, proprio in
quanto sono spunti narrativi, per altro esplicitamente suggeriti nelle titolazioni proposte dall’artista. Saporito quindi si
pone volutamente in una situazione di incertezza allusiva, fra il rigore delle sue proposizioni geometricamente ordinate
e il gusto di presentare una trama che decodifica una forma ridotta a pura sintesi. Se poi utilizza marchi pubblicitari
come quello automobilistico della Mercedes, il gioco si fa più scoperto, in quanto poggia ironicamente la significatività
del segno su un’icona sacra del consumismo. L’uso dell’alluminio come elemento predominante di questi collages,
che si possono definire sia come sculture cromatiche bidimensionali, sia come pitture materiche, definisce il
muoversi dello smalto colorato lungo le linee di un ordine precostituito. Questo fatto sposta il discorso verso un fronte
più complesso di messaggi, che sembrano appartenere a una predisposizione puristica e a un’analisi metodica delle
potenzialità spaziali della raffigurazione. Ma la sua versatilità si esercita anche in operazioni più inquietanti, come quella che riduce la Torre di Pisa a un grande contenitore in plexiglass di rullini fotografici, cosa che, del resto, rappresenta
il ritratto più appropriato e veritiero di questo totem del voyeurismo turistico di massa. Il modo di muoversi di Saporito
è quello di chi sa rappresentare la condizione apparente degli oggetti, effettuando processi di espansione significativa
e di restrizione formale, proponendo una sintesi poetica che si basa sull’analogia, sull’allusione e su una segnaletica
primaria di immediata leggibilità. I suoi fondi monocromatici stabiliscono equilibri statici i quali, nella loro apparenza
astratta, comunicano una realtà virtuale e depurata, dove l’elemento figurale si pone sul piano semantico di una
comunicazione simbolica. In questi casi l’oggettività della rappresentazione è affidata alla progettazione e alla manipolazione
della materia, che si adatta con perfetta sincronia ai ritmi calibrati delle forme e delle sagome spesso tese
verso l’alto, come alla ricerca di un utopico infinito. A questo proposito, è un suggestivo esercizio di stile lo studio pittorico
e di collage dedicato al tema della scala, dove si privilegia una dimensione puramente visiva, il cui valore è legato
a una geometria elegantemente fredda, e otticamente ingannevole dal punto di vista delle volumetrie e dell’occupazione
dello spazio.
da I giudizi di Sgarbi, Editoriale Giorgio Mondadori, 2005
Il percorso di Antonio Saporito si snoda attraverso una continua inesauribile, vitale, ricerca di nuovi materiali per
realizzare le sue composizioni geometrico – spaziali. Una stagione, quindi, che appartiene alle cadenze di un
astrattismo estremamente rigoroso e, in certi casi, accompagnato da pagine decisamente espressioniste segnate
da un vibrante cromatismo, solcato da un segno incisivo e ferreo. E in tale dimensione, si delinea un discorso sempre
legato alla propria interiorità, alla visione di una realtà trasformata in segni significanti, al fluire di un colore
stesocon cura su superfici in alluminio. In ogni caso, vi è in Saporito una peculiare volontà di fissare triangoli, rettangoli,
cerchi, forme piramidali, che appaiono come documenti di un’esecuzione limpida, mai scontata, sempre e
incessantemente vitale nella resa del soggetto. L’attenzione rivolta a inesplorate spazialità, l’atmosfera rarefatta e
misteriosa, la calibrata definizione delle spirali, stabiliscono un immediato rapporto con l’osservatore e con chi si
sofferma a “leggere” le sue forme essenziali e “costruite” con energia e una sottile musicalità che percorre tutta l’
opera. Inizialmente vicino alla lezione di Ennio Calabria, Ugo Nespolo e Franco Rognoni, Saporito ha saputo interpretare
il loro linguaggio raggiungendo una propria e indiscutibile personalità che è stata messa in luce da critici
come Paolo Levi, Gian Giorgio Massara e Vittorio Sgarbi. E così si scoprono le piccole e preziosa tavolette, gli smalti
su acciaio, gli acrilici di “Verso lo spazio”, che esprimono la misura con la quale riesce a trasmettere sensazioni
e risvolti della sua ricerca espressiva, mentre si ravvisa l’alternarsi di pieni e vuoti, di raggiere e segmenti, di
perforazioni e sculture monumentali. Nel suo studio – laboratorio, le tavole in acciaio, i collage, le sculture in plexiglass,
le accumulazioni di ricordi filmati, le navi spaziali, le reti in rame, permettono di cogliere l’essenza del suo
itinerario e quel ritrovare il fascino segreto di una luce, di un rosso acceso, di una linea che determina la forza di
gravità, illustra il pensiero umano, suggerisce il clima di una suggestiva scrittura con scale, rare figure, memorie,giochi, clessidre che raccontano le avventure e l’evoluzione della società. Saporito riconduce, perciò, la pittura e la
scultura a quell’universo intimo e raccolto che appartiene ad ognuno di noi; nascosto, segreto, magicamente memorizzato.
Nulla è lasciato al caso, all’improvvisazione e al momento, ma ogni lavoro viene eseguito con la consapevolezza
di trasmettere l’emozione di un attimo tra luce e colore e forme purissime.

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