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Manuela Raimondo
Una sensazione di incredulità ti pervade quando conosci l’autore delle tele che stai ammirando: una figura tanto esile e dallo sguardo così dolce, può mai essere colei che infonde tanta energia a queste creazioni? Parrebbe un paradosso, ma così non è.
Quello che una donna riesce a fare grazie alla volontà e alla forza della mente è davvero sorprendente, diceva Oscar Wilde: «La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne... solo adorate.»
In effetti ciò che risulta subito evidente nelle opere di Manuela è la grande forza che caratterizza il tratto e la personalità dell’insieme, ma soprattutto il messaggio che riesce ad infondere in chi osserva la tela: non siamo solo colore e geometria, ma la summa di delicate alchimie che rendono perfetto il risultato, siamo un manuale scritto con il pennello e la spatola, con le mani e il cervello con il cuore e gli occhi.
Poche cose riescono a riunire gli uomini, pochi momenti a liberare lo spirito, pochi gesti a deliziare gli occhi e allora eccoci, siamo il risultato di tanta dedizione e volontà, di tanta passione e gioia compositiva, siamo le tele che sprigionano energia e potenza, siamo un amalgama di colore e sentimento, certo tanti ci ameranno, ma sappiamo anche che non tutti ci capiranno.
E’ innegabilmente meno impegnativo stabilire subito cosa abbiamo davanti agli occhi senza doverci sforzare o porre la domanda di cosa stiamo guardando e che cosa ci trasmetta, per cui meglio congedarsi senza troppi indugi, in attesa che la luce della conoscenza ci colpisca come un dardo infuocato, trasmettendoci la tanto attesa dote.
In fondo, in tutti i campi ci sono grandi snobbati, nessuno piace a tutti, anzi, la storia ci insegna che i più grandi personaggi avevano forti sostenitori ma anche molti detrattori, è giusto così, il plebiscito puzza di inganno; le opere di Manuela invece sono autentiche, autentiche rappresentazioni di un grande fervore interno e di una passionalità esemplare che molti artisti più anziani di lei dovrebbero far propria per non pensare mai alle loro opere, come inviolabili simulacri dell’ arte moderna, ma come percorso di una strada tortuosa e senza fine, da non percorrere con noia, ma con la gioia di scoprire passo dopo passo cosa ci riserva.
Roberto Girardi
Roberto Girardi


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